CIAO STEFANO, ANIMO NOBILE E SENSIBILE
La notizia si è diffusa velocemente ieri a Giovinazzo, complici anche i social: Stefano non c’è più!
Purtroppo non abbiamo avuto modo di conoscerlo approfonditamente…
I ricordi si perdono quando, da adolescenti, si frequentava il “Vecchio Caffè” e poi, lo abbiamo “ritrovato” come custode dell’Istituto Vittorio Emanuele II.
Ma chi l’ha conosciuto meglio, ne ha tracciato un profilo più particolareggiato. Come ha fatto ad esempio Tommaso Depalma, ex sindaco, che di lui ha detto:
“Oggi è il giorno del Santo Patrono d’Italia, San Francesco (auguri a chi porta questo bellissimo ed evocativo nome), ma è un giorno terribilmente funesto.
Lo è per tutta la nazione, per il terribile incidente di Mestre e lo è per Giovinazzo, per la perdita di un “figlio” particolare di questa città.
Un figlio, che arrivato da un altro posto da bambino, senza una famiglia, è diventato carne viva di una intera comunità.
Tanti di noi, hanno avuto a che fare con Stefano, considerate le sue tante sfaccettature.
Stefano, pezzo di storia dell’IVE (penso che nessuno abbia vissuto più di lui in quel posto).
Stefano, uomo dai tanti interessi, dalla sua anima animalista, alla sua passione per la bicicletta, al suo amore per il centro storico, dove ha vissuto fino alla fine della sua esistenza.
Stefano, sempre pronto a dare una mano. Lo vedevi anche fra i tavolini di qualche bar, quando serviva. Non certamente per il guadagno, ma solo per dare un aiuto a qualche amico gestore a corto di personale.
Stefano, senza famiglia, ma parte di tante famiglie.
Oggi mi vengono in mente alcuni nomi fra gli altri.
Penso a Filippo Demuro.
Filippo senza Stefano, è come Starsky senza Hutch, è come Tony Curtis senza Roger Moore in “Attenti a quei due”, è come Franco Franchi senza Ciccio Ingrassia e come Al Bano senza Romina. Vedevo loro (quasi tutte le mattine prestissimo) e pensavo a cosa deve essere la vera amicizia.
Penso a Nicola De Matteo, che con Stefano, ha tirato la carretta sgangherata (non per loro colpa) dell’IVE. Una complicità, oltre i ruoli.
Penso a quelli dell’Associazione dell’IVE, per il quale Stefano era il piccolino di famiglia, quello a cui dedicare le carezze più delicate.
Potrei andare avanti, ma non penso serva più di tanto.
Tanti di noi e di voi, portano un ricordo di Stefano, che per quanto mi riguarda, l’ho conosciuto anche nei suoi spigoli.
Perché quando c’era da rivendicare una mancanza, Stefano non faceva sconti. Da sindaco mi sono dovuto misurare con lui, sulla questione IVE, sul cambiamento nel Centro Storico e sulle sue sensibilità animaliste.
E non sempre sono state rose e fiori.
E di questo gli sono grato, perché mi ha sempre trattato senza ipocrisie, ma con lealtà e correttezza.
E questo mi rende felice di averlo vissuto senza filtri, ci siamo trattati per come eravamo.
Caro Stefano, io oggi non potrò esserci in Cattedrale, perché il lavoro mi porterà fuori città, ma questo conta poco.
Perché conta molto di più che in vita ci siamo detti quello che dovevamo, senza ritrosie e sempre con quello spirito di amicizia rispettosa. Perché essere amici, non significa essere sempre d’accordo, o sempre accondiscendenti. Significa essere leali.
Grazie per avermi sempre detto il tuo pensiero, con passione e rispetto.
E oggi, a te che non avevi famiglia, ci sarà tanta parte di Giovinazzo, che verrà a dirti grazie, gattini compresi. Tante famiglie, tutte tue.
Un giorno ci rivedremo e chissà che fino ad allora, il tuo amato Istituto Vittorio Emanuele venga risistemato come merita”.
Chiunque voglia scriverci un aneddoto per farci conoscere meglio chi era Stefano, può farlo nei commenti.

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