BOOM DI SPETTATORI PER “VENERE IN PELLICCIA”

“Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati”- così il prof. Franco Martini ha salutato il pubblico accorso numerosissimo nel giardino della scuola “S.G.Bosco” dove, ieri sera, ha preso avvio la 21^ rassegna nazionale “Giovinazzo teatro”.

La compagnia “Baroni rampanti” di Milano ha portato in scena “Venere in pelliccia”, una libera e originale trasposizione teatrale, con la regia di Emanuela Bonetti, dell’omonimo romanzo dell’austriaco Leopold von Sacher-Masoch.

Giacomo Miranda è un regista-adattatore esordiente alla disperata ricerca di un’attrice che interpreti in teatro Wanda, la protagonista femminile del romanzo erotico ottocentesco “Venere in pelliccia”.
Al termine di una giornata di provini deludenti, nella sala ormai vuota, entra una donna avvenente.
Alle prime appare volgare e lamentosa, troppo ignorante per impersonare un ruolo femminile così sofisticato, quello di una dea carnale, di una seduttrice maliziosa e colta, e profonda conoscitrice dell’universo maschile.

Tra regista e attrice, vittima e carnefice, inizia un duello teatrale in cui, lentamente, i confini tra realtà e finzione si fondono e confondono. Recitando insieme le battute del testo, accade che Giacomo venga sedotto dal talento dell’attrice Lola Salas e che finisca con l’identificarsi nel suo alter ego del romanzo, Severin. I due intraprendono un gioco di dominazione e sottomissione (emblema è il contratto formale con cui si impegna a diventare suo schiavo, con il nome di Gregor) che lascia sconcertato lo spettatore fino all’ultimo: chi ne uscirà vincitore?

Se vogliamo é l’atavico dilemma che esiste da quanto esistono l’uomo e la donna. Chi è il dominatore e chi lo schiavo?
Il regista Giacomo-Severin o l’attrice Lola-Wanda?
Perché, a ben pensare, senza lo schiavo-regista la dominatrice-attrice non esisterebbe, è lui a motivarne l’esistenza e a permetterle di dominare. É quindi lui ad avere il potere. D’altra parte Lola domina Giacomo perché incarna il personaggio tanto bramato dall’uomo.

Non aiuta a dipanare la matassa la citazione iniziale del testo, tratta dal libro biblico ‘Giuditta’ (la donna ebrea che fa innamorare di sé un generale assiro, Oloferne, e dopo averlo ubriacato, lo decapita) : “Dio lo ha punito e lo ha dato in mano a una donna”.
La risposta al dubbio iniziale non è dunque così semplice come si potrebbe pensare tanto da lasciare gli spettatori ostaggio di un finale enigmatico quanto misterioso: uno scambio di ruolo tra Giacomo e Lola.

L’applauditissimo duo milanese (e consenteci di esprimere una menzione particolare per la straordinaria Manila Barbati, fenomenale nel suo ruolo di incantatrice maliziosa- ndr) ha soddisfatto le aspettative del pubblico.
Al prof. Martini una conferma ulteriore della “sete di teatro” che c’è a Giovinazzo nonché della qualità di questa proposta culturale.