IL PROF. VINCENZO RUCCI, L’ INTELLETTUALE “LUNGIMIRANTE”, “CITTADINO” E “AMANTE DELLA MADONNA” di Giusy Pisani

Tre aggettivi per descrivere chi è stato il prof. Vincenzo Rucci.
Ieri sera, nella sala consiliare di Palazzo di Città dove è stata presentata la ristampa di due opere dell’ex Sindaco di Giovinazzo (1952-56) é stato il giovane Presidente del Comitato Feste, Francesco Cassano, a definirlo “lungimirante” per aver tramandato l’importanza di un approccio storico agli eventi passati e presenti. Rucci ha compreso per primo che “i pezzi di storia non devono essere persi ma conservati e tramandati”. Non a caso, nel 2011, l’amministrazione comunale guidata da Natalicchio, gli ha conferito la civica benemerenza come storico.

Ma già nel 1953 il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi lo insigní del titolo di “Commendatore Emerito della Repubblica”, ha aggiunto suo figlio, Antonio Rucci che del padre ha sottolineato il suo forte legame con Giovinazzo, il suo interesse per le ricerche storiche e la sua devozione alla Madonna.
Devozione tanto forte che quando nel 1974 partecipò ad un pellegrinaggio a Fatima e Lourdes, concomitante con la festa patronale, si sentì in colpa per aver “tradito” la “Sua Madonna”, Maria di Corsignano. Don Giuseppe Milillo nel 1988 lo definì “amante della Madonna” e lui, ha ricordato suo figlio Antonio, si sentì compiaciuto per questo appellativo.
Il suo rituale all’uscita della processione era quello di attendere l’Edicola dall’ingresso principale della Cattedrale, per vederla “sbucare” nel piccolo spazio tra la Cattedrale e l’edificio dirimpettaio.

Agostino Picicco ne ha tracciato il profilo da “intellettuale cittadino” in quanto i suoi carismi li ha utilizzati nella storia locale e nella ricerca. Lui che, come studente del Collegio Augustinianum – Università Cattolica di Milano, ha respirato “aria nazionale”, ha invece scelto di servire la sua città “per non attaccarsi alla poltrona” – come lui stesso diceva. Quella stessa università frequentata da De Mita, Bianchi, Prodi poteva promettere una diversa carriera politica per il giovane Rucci.

L’importanza delle iniziative culturali è stata sottolineata dall’assessore Cristina Piscitelli, che ha anticipato l’iniziativa “Chiese aperte” con visita guidata, i giorni 18 e 21 agosto, grazie al protocollo siglato dal Comune con il Museo Diocesano di Molfetta.

Nel suo intervento conclusivo, il Sindaco Sollecito ha ribadito l’importanza di far conoscere alle nuove generazioni le biografie di questi uomini “illuminati”. Vincenzo Rucci, nello scandagliare l’Archivio Diocesano, ha portato in luce un atto notarile da cui traspare tutta la devozione e la collaborazione delle corporazioni dei giovinazzesi per reperire fondi per il restauro del 1954 dell’icona della Madonna. Persino il notaio redasse l’atto a costo zero!
Sollecito ha poi ricordato che alle spalle della scrivania, nella stanza del Sindaco, c’è il dipinto della Madonna Pellegrina, quadro fatto restaurare dal dott. Giuseppe Daconto a sue spese nel 1992 e poi consegnato, con una cerimonia significativa, all’allora sindaco sig. Saverio Andriano, per la definitiva collocazione.
L’autore di quel dipinto, secondo gli studi condotti dal dott. Diego De Ceglia, dovrebbe essere Nicola Glori, allievo del celebre Carlo Rosa. A dimostrazione del fatto che i Giovinazzesi non hanno badato a spese quando si è trattato del quadro della Madonna, interpellando i migliori professionisti (Pagliara per la base lignea, Bernich e Calvi per l’edicola).

La serata si è conclusa con gli interventi di due ex Sindaci (Andriano e Depalma) e di alcuni Presidenti del Comitato Feste (Vincenzo Carlucci, Gaetano Dagostino e Nicola Mastrototaro).